Il Presidente onorario

MARIA CRISTINA MAZZAVILLANI MUTI

Sono lieta, sia come figlia di Giordano Mazzavillani, sia come
madrina di questo 'Concorso di poesia nei dialetti d'Italia’ a lui in-
titolato, che dai promotori del premio — in primo luogo l'Associa-
zione Amici della Capit e il suo presidente Pericle Stoppa —
sia stato ripreso e rilanciato il 'Mazzavillani' a livello nazionale,
con specifiche sezioni per i poeti che scrivono in uno dei tanti
dialetti italiani, cosi come nelle sezioni dedicate alla poesia
dialettale ravennate e romagnola.
I dialetti sono vere e proprie lingue, dimenticate se volete, forse
poco parlate in alcune regioni e parti d'Italia, ma che possono non
soltanto comunicarsi e rinnovarsi, ma rinnovare ed arricchire anche
la lingua italiana. I dialetti non sono soltanto per pochi addetti ai la-
vori, ma per tutti, per comunicare cose, fatti, persone e sentimenti,
belli o dolorosi, della vita. Ciò non vuoi dire che la poesia dialettale
sia soltanto una scrittura carica di nostalgia o di malinconia, ma
la memoria di qualcosa di vero che si vuole trasmettere alle nuove
generazioni.
Col 'Mazzavillani' e con questa pubblicazione coltiviamo la spe-
ranza che le nostre radici linguistiche non vadano perdute e la pre-
senza di autori giovani lo conferma.

Grazie infine perché attraverso il concorso si fa memoria
di mio padre Giordano e del suo essere stato un poeta
— un poeta dialettale romagnolo —, dalle cui poesie, come
scrive in queste pagine il presidente della giuria, il poeta e dramma-
turgo ravennate Nevio Spadoni — non a caso ravennate come mio
padre —, «traspare la vivacità espressiva di un uomo, la cui vita è stata
un tutt'uno con la scrittura, con liriche che sono autentici bozzetti, di
ritratti e personaggi, dove traspare un animo melanconico ed ilare al
contempo, arguto e sagace, ricco interiormente ed incline alle domande
esistenziali più profonde, quelle che conducono a risposte di senso sulla vita
e sul suo mistero».